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| Lalla la Farfalla: la recensione a cura di Mary B. Tolusso |
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Lo sottolinea anche Margherita Hack, che firma la quarta di copertina con uno scritto che ben oltrepassa le cinque righe, e aggiunge l’alternativa che sia un testo indicato per tutti, una sorta di educazione sentimentale nei confronti della natura. Perché è questo che racconta la protagonista, passando da un luogo all’altro, da un clima all’altro, alla fine arriva là, al Parco Tropicale di Miramare, lì dove è stato davvero possibile assistere al miracolo: l’ideazione di serre tropicali grazie all’entusiasmo di un giovane scienziato. Ma la trama non è così lineare, tanto meno si tuffa lesta tra le braccia del buonismo. Perché Lalla la farfalla, prima di giungere a Trieste, assume le sembianze di una specie di Lucignolo e Monaco di Baviera è il suo paese dei balocchi. Difficile immaginare qualcosa di più paradossale di una farfalla dedita a birra e wurstel, niente grazia e niente spiegamento d’ali. Per diverse pagine nessun volo lirico, solo cibo, alcol e tutte quelle forme di leggerezza che poco hanno a che fare con la levità. Lalla sarà salvata da uno scopo, da qualcosa in cui credere, come l’idea di un parco in cui preservare le forme di vita più fragili, o lontane dalle nostre. Un testo didattico, che oltre alla storia propone anche un percorso istruttivo che scorre veloce e parallelo alla trama. I significati e le informazioni sono quelli basici per saperne un po’ di questa città. Perché l’alabarda rappresenta Trieste? Quando fu costruito il Castello di Miramare? E da chi? Scrittura semplice, lineare, efficace. Così firma il suo esordio Anna Zennaro. Mary B. Tolusso
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