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| Il giuda digitale di Massimo Nardin |
Le ceneri del cinema passato come genesi del cinema del futuro: questa è la premessa di un saggio stimolante, originale e completo in grado di offrire una nuova visione su quello che ci aspetta nelle pieghe digitali della settimana arte.
Il cinema è un settore coinvolto da novità e cambiamenti così veloci da risultare quasi inafferrabile. Oggi è la definizione stessa di cinema ad essere messa in dubbio. Dal cinema di sala a quello di casa propria, da quello acquistato in DVD a quello scaircato dal web.
In questo splendido saggio l'autore Massimo Nardin ci ricorda inanzitutto che il cinema è per prima cosa lo specchio dei tempi, una vera e propria cartina di tornasole per l'evoluzione dell'umanità.
L'originalità dell'esposizione coglie il lettore sin dalla scelta del titolo, "Il giuda digitale"; colui che ha suscitato nei secoli un infinito dibattito come rappresentazione del massimo peccattore, ma allo stesso tempo come colui attraverso cui tutto si può compiere. Proprio quello che succede con il digitale nei confronti del cinema.
Basandosi su questo principio, il saggio si dipana in due grandi filoni. Il cinema che fu, oggetto della prima parte, nella quale si affrontano le tematiche base del cinema (come la scrittura della sceneggiatura, l'utilizzo dell'immagine, della fotografia, del suonoe così via). Ed il cinema digitale, che vede il suo trionfo nella seconda parte del libro (dove si scopre il passaggio di testimone dalla tecnologia analogica a quella digitale, sino alle nuove tendenze distributive nel cyberspazioed alla nuova figura dell'artista di oggi).
Un saggio da leggere e conservare, che l'appassionato di cinema deve assolutamente avere per risolvere finalmente il puzzle che collega la settima arte del passato con quella del futuro. Un libro ricco di spunti, tanto curato nel contenuto quanto nella composizione editoriale, come nella migliore tradizione del Saggio Carocci.
A proposito del libro:
Il digitale tradisce il cinema. Il cinema muore oppure si rigenera nello sfavillante mondo virtuale contemporaneo? Non potremmo addirittura dire che l’evoluzione della settima arte si completa soltanto adesso? Digitalizzazione dell’intero processo produttivo, computer grafica, suono multipista, internet, satellite, sala digitale, home theater, 3D, ologrammi: le nuove vie del film sono entusiasmanti, ma al prezzo di quali perdite definitive?
In questo saggio accessibile e coinvolgente, Nardin mette a confronto le più recenti trasformazioni tecnologiche con l’impostazione tradizionale del fare e del leggere il cinema, giungendo a un’inedita proposta interpretativa.
A proposito di Massimo Nardin:
Dottore di ricerca in Scienze della comunicazione, insegna Tecniche della rappresentazione alla LUMSA di Roma.
Fa parte della redazione di “Ciemme?, periodico del CINIT (Cineforum Italiano). È regista e autore di varie sceneggiature (tra le quali Transilvaniaburg, Premio Quasimodo 2007). Ha pubblicato Evocare l’inatteso.
Lo sguardo trasfigurante nel cinema di Andrej Tarkovskij (2002) e Il cinema e le Muse. Dalla scrittura al digitale (2006).
Recensione a cura di Stefano Calicchio per Marketingeditoriale.com - Si ringrazia Carocci Editore per aver fornito copia saggio del libro.
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