|
|
| Le emozioni ferite di Eugenio Borgna |
Le penombre della malinconia, le angosce senza oggetto, il sentimento della nostalgia, le ossessioni della colpa, le ferite dell´ansia, i rimpianti, le attese, le intermittenze del cuore. Sono i temi che Eugenio Borgna ripercorre nel suo libro, uscito di recente, dal titolo : “Le emozioni ferite”, edito da Feltrinelli. Sentimenti che ha trattato anche in passato. E che questa volta sviscera attraverso la poesia di Holderlin Rilke, Leopardi, Trakl. Un capolavoro, tra il letterario e il saggistico.
In questo testo, l’autore, psichitra, va alla ricerca di emozioni tradite, di quelle che curano e di quelle che nel dolore e nella follia, chiedono di essere riconosciute. Di quelle che, gracili e segrete, si colgono nella gioia e nel dolore, di quelle che si intravedono nella luce degli occhi e nel vasti quartieri della memoria, delle emozioni che sono appunto matrici di poesia. Sono emozioni che fanno parte della vita normale e di quella psicopatologica.
Ma cosa sono le emozioni? Si costituiscono come il background su cui si fonda la nostra vita; benché certo, esse siano meno facilmente comunicabili che non i pensieri.
“Le parole- scrive l’autore- non aiutano molto ad esprimere le emozioni che noi proviamo, e non di rado la natura stessa delle emozioni ci è oscura. Il linguaggio dei pazienti, non solo di quelli neurotici, ma di quelli psicotici, è impregnato di contenuti emozionali, che devono essere interpretati nei loro modi di essere . Così, senza la conoscenza delle emozioni che sono in noi e sono negli altri, non è possibile articolare una cura che chiarisca il senso dei disturbi psicopatologici”. A sentire Borgna, non basta conoscere, o almeno cercare di conoscere le emozioni: è necessario, interpretarle. Le emozioni dicono quello che si svolge in noi, nella nostra psiche, nella nostra interiorità, nella nostra anima: ma le emozioni sono anche portatrici di conoscenza.
Secondo Borgna, “la gioia, è forse, l’mozione più fragile e metafisica, che nasce quando vuole e quando vuole scompare: come rugiada del mattino. La gioia non è felicità, e il tempo della gioia è il tempo del presente agostiniano che non ha passato e non ha futuro. La gioia si intravede nel sorriso, certo, ma talora nel pianto. Nelle lacrime che possono essere irrorate di gioia, e che si fanno ancora più luminose. La gioia riempie di sé le esperienze mistiche di Blaise Pascal e di Teresa d’Avila e si mescola con le loro lacrime.
La gioia è un’emozione fuggitiva e inafferrabile, ma è un’emozione che consente talora, come in Etty Hillesum, di dare un senso anche alla morte che si avvicina: la gioia che questa straordinaria giovane donna olandese (ebrea) ritrovava in uno spicchio di cielo, e in questo spicchio di cielo che aveva nel cuore, vedeva libertà e bellezza. La gioia è la parola tematica dell’ultima sinfonia di Beethoven: ma la gioia come emozione nella vita luminosa e così radiosa, si può oscurare: sommersa nelle ombre del dolore e dell’angoscia che la deformano: senza cancellarne nondimeno ogni suo elemento tematico”.
Ma Borgna si sofferma anche sul silenzio, sull’oblio e sulla memoria nella seconda parte del libro. L’oblio come immagine e come metafora, che nelle situazioni estreme della psichiatria si fa dolorosa e straziante esperienza di vita e di morte. E per parlare di oblio Borgna ricorre ad Agostino, Giacomo Leopardi, Marcel Proust, Milan Kundera e Ingmar Bergman.
A proposito dell'autore Eugenio Borgna è primario di Psichiatra dell’Ospedale Maggiore di Novara e libero docente in Clinica delle malattie nervose e mentali presso l’Università di Milano. Ha pubblicato altri libri con Feltrinelli
Cinzia Ficco \n
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
|
| I termini di ricerca devono essere almeno di 3 caratteri fino ad un massimo di 20 caratteri
X
|