|
|
| Intervista a Marco Nundini, autore del romanzo in giallo e nero Vite Corsive |
|
Parlare di un giallo senza svelarne la trama non è cosa semplice vero? No! E’ il problema che affronto ad ogni presentazione in libreria.
Allora partiamo lanciando un tema, uno dei tanti a cui il tuo libro fa da contenitore: i desaparecidos argentini. Il tuo romanzo li italianizza vero? Per molti anni ripercorrendo le tappe della storia argentina abbiamo sentito parlare del periodo tragico degli scomparsi. Abbiamo inserito nel nostro vocabolario la parola “desaparecidos”. Ma lo abbiamo sempre fatto com
Non furono pochi gli italiani spariti nel nulla e le vicende dei miei protagonisti sposano appieno una tragica realtà, incluso il traffico di neonati sottratti alle madri che erano imprigionate in stato di gravidanza. Con la consapevolezza che sarebbe impossibile riassumere tutto nella trama di un giallo che non ha la minima presunzione di documentare, ma solo d’ispirarsi a tali tragici eventi.
E’ attraverso la lettura, lo studio di datate ed ingiallite lettere che i protagonisti di Vite Corsive risolvono il loro insolito caso di omicidio. Quelle stesse lettere che le famiglie di emigranti si scambiavano da una parte all’altra dell’oceano. Se ci pensi è grazie a queste lettere, grazie alla parola scritta che ci è pervenuta sino ad oggi, che noi siamo in grado di ricostruire straordinari, a volte inaspettati, frammenti di vita, una storia intima che sfugge alla memoria degli storici che documentano i grandi eventi di ogni epoca. Per scrivere Vite Corsive ho rivissuto, attraverso le loro missive, i loro diari, le vite corsive dei nostri emigranti che lasciavano le famiglie per cercare fortuna, per sfuggire alla miseria.
E’ per questo che Bolaffi ha recensito il tuo libro definendolo un “giallo filografico”? La filografia, quella sorta di materia, di collezione, di studio, che analizza la parola scritta come testimonianza della nostra civiltà, è certamente stata sdoganata dall’ambito ristretto della letteratura specializzata dal mio romanzo. La sensuale ispettrice di polizia protagonista in Vite Corsive è costretta a chiedere aiuto ad un docente fuori dalle righe e dal tempo: il Filografo. Con lui inizia un viaggio nel tempo.
Passato e futuro sembrano mescolarsi nel tuo racconto, quasi a sembrare un tutt’uno… Vedi oggi sono pochi coloro che ancora scrivono in corsivo. Io stesso ho perduto parte del ductus della scrittura omologandomi ad una sorta di stampatello arrotondato. Ma c’è di più: paradossalmente abbiamo reperti filografici del periodo babilonese che ci raccontano, a caratteri cuneiformi impressi nell’argilla, cosa scriveva un principe alla sua innamorata, ma nulla ci è rimasto dell’approccio sentimentale di due giovani della nostra epoca fatto a colpi di sms. Prova a pensare alla tua corrispondenza! Quante mail ed sms hai conservato degli ultimi sei anni? Pochi vero?. Tra trenta, quarant’anni sarà impossibile ricostruire frammenti della nostra vita così come il Filografo riesce a fare per gli emigranti a cavallo tra le due guerre. Per questo la linea temporale di Vite Corsive si sposta in avanti di qualche anno, non così tanto però da volerlo fare apparire come un romanzo di fantascienza.
I miei personaggi sono lo specchio di una società che immagino, prodotto di ciò che io stesso sono oggi. Non pensare che io non usi il computer, anzi forse a volte io stesso eccedo nel suo impiego. Ciò non toglie che si debba essere consapevoli di ciò che vediamo: una società fatta sempre più spesso di relazioni virtuali dove la fisicità o manca del tutto o è spesso male interpretata.
Cosa pensi di facebook? E’ uno strumento fantastico se lo usi per lo scopo per cui è stato concepito. Ritrovare vecchi amici, compagni perduti. Divulgare notizie, eventi, intavolare discussioni. Prendersi in giro nei limiti del rispetto reciproco. In fondo è un social network. Se però lo usi come surrogato della tua vita sociale, quella vera, illudendoti che a colpi di mouse potrai coltivare quattrocento amicizie, allora c’è qualcosa che no va!
Un’ultima cosa: la collana Minimal per cui è stato edito il romanzo è stampata su carta riciclata, una scelta ben precisa? Si! E’ una collana minimalista, per esordienti. Privilegia i contenuti, non l’apparire. Le microtirature e la stampa digitale dei piccoli editori ben si sposano all’uso di materiali ecologici. Anche perché non dimentichiamolo se scrivere un libro è un’operazione ludica, pubblicarlo è un’operazione di marketing e se il marketing editoriale è anche ecologico la cosa non guasta.
Come ci lasciamo Marco? Alcuni giorni fa su un libro che stavo leggendo, perché prima che un narratore sono un lettore, ho appreso che un uomo per essere tale nella vita deve fare tre cose: un figlio, piantare un albero, scrivere un libro. Detto così, avendo completato il ciclo, la cosa mi suonava come un necrologio. Sono corso in giardino ed ho subito piantato un altro albero. Ora penserò al resto.
Ulteriori approfondimenti: www.marconundini.it oppure: www.vitecorsive.it
|
| I termini di ricerca devono essere almeno di 3 caratteri fino ad un massimo di 20 caratteri
X
|