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Intervista agli Alison Wait autori di dove esistono solo ricordi
Alison WaitMarketingculturale.com intervista gli Alison Wait in occasione del loro album di esordio ''Dove esistono solo i ricordi''.

 

Chi sono gli Alison Wait?

 

AW: Alison Wait sono Filippo Spadoni e Alessandro Tusino. Possiamo definire il progetto una sorta di valvola di sfogo di alcuni turbamenti, stati emotivi (a volte negativi) apprensioni, angosce che hanno trovato via d'uscita.

Il tutto potrebbe essere visto come un tentativo (probabilmente mal riuscito) di terapia.

 

 

 

Ascoltando il disco si ha a volte una sensazione di soffocamento, altre volte di enorme spazio aperto. C'è qualcosa che accomuna questi due stati d'animo così discordanti? Qual è dunque il mood del disco?

 

AW: Si in realtà ascoltando interamente il disco in un sol fiato si ha l'impressione che certe tracce siano asfissianti, sembra non esserci luce al loro interno, come se tutto fosse avvolto da una nebbia profonda e silenziosa o un caldo asfissiante; in altri casi i suoni sono più eterei, più leggeri, trasmettono forse meno apprensione.

In realtà non c'è un vero volto, non c'è una vera interpretazione poiché entrambe le cose ci appartengono. Tutto è stato il risultato di una rievocazione dei nostri ricordi, delle nostre memorie, di alcune immagini, di alcuni oggetti, di profumi che ci portiamo dentro da anni, da quando forse eravamo bambini e non ancora del tutto coscienti, per questo motivo buona parte del lavoro è pervaso da una atmosfera malinconica e disillusa.

Nella frenesia quotidiana spesso non ci rendiamo conto di quanti ricordi possano albergare ancora nella nostra mente ed influenzino la nostra vita.

Molti ci hanno formato e segnato per sempre. Molti abbiamo cercato di ''musicarli''.

 

Ho l'impressione quindi che questa sia una sorta di riflessione sul passato? O mi sbaglio?

 

AW: Si in un certo senso è cosi, pero' vorremmo puntualizzare che non è stata una decisione presa a tavolino, nemmeno è stato un tirare le somme di ciò che è stato (o non è stato...)

Quello che senti è l'eco di alcuni momenti che ci sono stati cari, che hanno lasciato un segno indelebile su di noi.

Abbiamo sbirciato tra vecchie scatole di latta, balocchi dimenticati, voci e scorci di paesaggi lontani.

 

Beh indubbiamente non è stato un lavoro facile tenendo presente che tranne pochi samples c'è una totale mancanza di testi. Pensate che la sola strumentalità possa comunicare queste sensazioni a chi ascolta il vostro disco?

 

AW: Siamo consapevoli che non è certo immediato e lavoro facile ''fare la prosa'' delle nostre otto tracce, ma non è nostro intento per forza comunicare a tutti ciò che sentiamo e rammentiamo.

Vedi, è un lavoro estremamente intimista, personale, alcune immagini impresse nella nostra mente saranno sempre e solo nostre.

Lasciamo quindi a chi ascolta la possibilità di poter ''utilizzare'' le tracce per potersi lasciar toccare ed avvolgere come meglio crede.

 

Già, ma dovete ammettere che il vostro lavoro rientra in un genere musicale che potrei catalogare nell'ambient più generico, per i non addetti ai lavori, non è di facile assimilazione e reinterpretazione e soprattutto diffusione...

 

AW: Se dovessimo comporre solo in base all'ascoltatore medio (senza offesa per nessuno), probabilmente non faremmo ciò che abbiamo fatto. Tutto nasce e si evolve come già detto da una profonda necessità interiore; se dovessimo ''costruirci'' e propagandarci sarebbe per noi tutto inutile. Non ci interessa particolarmente esporci e ''mostrarci''. Amiamo le piccole cose che fanno poco rumore.

Alison WaitNella musica e nell'arte in genere cosa vi ha ispirato maggiormente, cosa vi ha influenzato di più per arrivare a questo genere compositivo?

 

Filippo: Potrei citarti alcuni nomi che hanno influenzato la mia crescita musicale. Uno su tutti Le Masque, uno dei pochi nomi in grado di trasportare in modo totalmente vero ed inalterato la malinconia in musica. Poi Colloquio, Tenco, De Andrè, Kent, Swans, Alcuni progetti gravitanti nell'area ambient/industrial. Alcuni nomi apparentemente risultano molto distanti da ciò che produciamo ma per vie indirette hanno finito per influenzarmi.

A livello letterario provo qualcosa di più di una semplice ammirazione per Cesare Pavese. Ne sono totalmente imbevuto. Amo anche la poesia di Sbarbaro, Corazzini, alcune cose di Lajolo, Buzzati e molto altro...

 

Alessandro: personalmente ascolto di tutto, mi piace molto la scena ambient, da Thomas Köner a Caul, Inade. Amo gli Swans, le atmosfere sognanti degli Slowdive. La musica di grandi cantautori come De Andrè, Tenco o il più vicino Andrea Chimenti.

Devo ringraziare Filippo che in questi anni mi ha avvicinato ad alcuni ascolti di altissimo livello.

Alcuni libri li ritengo impagabili come i romanzi di Mc Carthy, Orwels, e il nostrano Massimiliano Parente. Per non parlare poi di alcuni testi classici che hanno sempre parlato della modernità umana, del suo evolversi e forse a volte dissolversi... Da Diderot agli Essay di Montaigne, Proust, Nietzsche, fino a Leopardi.

Dall'illuminismo al più avanguardista nichilismo. Nichilismo di cui l'uomo attuale ne è imbevuto sino al midollo.

 

Dopo questo primo lavoro cosa dobbiamo aspettarci?

 

Non abbiamo la fretta di correre incontro a niente e nessuno, non ci aspettiamo nulla, sentivamo unicamente l'esigenza di fermare questi attimi su disco.

Lasciamo che siano i nostri sensi a fare tutto. Ci sediamo, aspettiamo e restiamo ad osservare; in silenzio come si osserva la polvere che filtra tra le tende e le persiane nei pomeriggi caldi d'estate.

 

Salutandoci volete ringraziare qualcuno?

 

Grazie a te per lo spazio e il tempo concessoci.

 

http://www.alisonwait.tk/

 

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