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| Sergio Marchi - La Tavola di Smeraldo |
Marketingeditoriale.com intervista Sergio Marchi, autore del libro per ragazzi La tavola di Smeraldo pubblicato con successo in Italia, Grecia e nei principali paesi anglosassoni e finalista del premio Selezione Bancarellino 2003.S.C.: Sergio, per prima cosa un caldo benvenuto sul nostro sito! S.M.: Da parte mia un caldo ringraziamento per il graditissimo invito S.C.: Partiamo dalla tua attività di scrittore: potresti raccontare ai nostri lettori qualcosa in relazione a come hai iniziato ed ai tuoi precedenti lavori? S.M.: Scrivere mi ha sempre divertito, fin da ragazzino. Mi piace inventare storie, personaggi, ambientazioni. E’ un modo per viaggiare con la fantasia, e non solo in giro per il mondo, ma anche nel tempo. Quindi non è avvenuto per caso che abbia iniziato a scrivere. Per caso invece ho iniziato ad occuparmi di letteratura per ragazzi. Cosa che per altro mi ha dato e mi sta dando tutt’ora delle grandissime soddisfazioni. E’ capitato nel 1996, quando la casa editrice Paoline Editoriale Libri, mi ha proposto di scrivere un giallo per la loro prima collana di libri per ragazzi. Una collaborazione che mi ha portato molta fortuna: con quel romanzo infatti “Un giovane detective e tre indizi”, ho vinto il Premio Selezione Bancarellino 1997, che ha dato il via alla mia attuale attività. S.C.: Passiamo a La Tavola di Smeraldo: com’è nata l’idea di creare un fantasy book ambientato quasi 500 anni fa nell’Italia medioevale?
S.M.: Questa idea è nata dall’incontro con l’editore Tiziano Cornegliani che voleva pubblicare un libro per ragazzi ambientato a Peschiera Borromeo, praticamente a due passi da Milano. L’idea di tornare indietro nel tempo fino al 1568, data in cui ha inizio la storia è venuta per il fatto che oggi Peschiera Borromeo è un luogo come tanti altri che vive un po’ all’ombra di Milano. Nel 1500 invece, città della nobile famiglia Borromeo, brillava di luce propria. In più il sedicesimo secolo, nonostante il rinascimento avesse già preso il posto del medioevo, era un’epoca ancora piena di misteri, stregonerie e alchimia. Tutte cose che mi sembravano particolarmente adatte ad un pubblico di ragazzi... e non. Ora è uscita una seconda edizione del libro con la casa editrice Boopen srl. S.C.: Perché proprio una tavola di smeraldo al centro della trama? Esiste un aneddoto oppure è il frutto di una tua particolare ricerca nel mondo dell’alchimia? S.M.: E’ frutto di una mia ricerca nel mondo dell’alchimia. Prima di scrivere una storia cerco sempre di documentarmi il più possibile e un giorno lessi della Tavola di smeraldo. Un oggetto misterioso che sembra essere realmente esistito: una lastra di materiale verde, dai poteri quasi magici, che la leggenda vuole sia la parte dello smeraldo perso da Lucifero quando cadde sulla Terra scacciato dal paradiso (con la parte rimanente, sarebbe stato forgiato il Sacro Graal), ritrovata da un soldato di Alessandro Magno, in una tomba ad Ebron, fra le mani della mummia di Ermete Trismegisto, definito il padre di tutti gli alchimisti. Sopra a questa lastra, lo stesso Ermete avrebbe inciso più di tremila anni fa, con una punta di diamante, uno dei più importanti testi alchemici. Testo tramite il quale si poteva ricavare la pietra filosofale e l’elisir di lunga vita. Mi è sembrato perfetto per una storia fantasy. Così è nata la trilogia de “La Tavola di Smeraldo”. S.C.: Se dovessi dare ai giovani lettori potenziali del tuo libro delle motivazioni per cominciare a leggere La tavola di Smeraldo, quali sarebbero? S.M.: Il divertimento. La lettura, prima di tutto, deve divertire e far sognare e spero che questo libro riesca a divertire i lettori così come mi sono divertito io a scriverlo. S.C.: Sergio, il tuo libro ha ottenuto già un grande successo di critica qui in Italia non solo per la sua qualità, ma anche perché pur rientrando nel genere fantasy è stato capace di discostarsi dal fenomeno Harry Potter, regalando un messaggio positivo ai giovani lettori. Puoi approfondire questo punto insieme a noi? S.M.: Bernardo Massalia, il ragazzo protagonista della storia, ha imparato che si può risolvere ogni problema e superare ogni ostacolo, utilizzando la forza che ognuno di noi ha dentro di sé; anche se molte volte non ce ne rendiamo conto. Se si impara a tirarla fuori, non occorre né magia né droghe di sorta. Questo è il motivo per cui non voglio che il mio protagonista venga definito l’Harry Potter italiano, come alcuni giornalisti hanno fatto. Accetto invece la definizione: la risposta italiana ad Harry Potter. Questo perché il romanzo risponde alla magia di Potter con la forza di volontà di Bernardo, che senza essere un mago capisce di poter essere invincibile. S.C.: Quali sono i commenti che ricevi quotidianamente nel corso delle letture del libro nelle scuole? Che tipo di risposta hai dai tuoi lettori? S.M.: Più che commenti, vengo letteralmente travolto dalle domande e le più frequenti sono: quanto guadagno, se mi identifico con qualcuno dei miei personaggi oppure come si fa per diventare uno scrittore, come mi vengono le idee, ecc. Tutte domande che contribuiscono a rendere vivace l’incontro e che fanno passare velocissima l’ora che solitamente utilizzo. Poi, per rendere ancora più interessanti questi incontri, mi faccio affiancare molte volte da una bravissima attrice, Barbara Menegardo, che legge i brani dei miei libri in un modo davvero coinvolgente. S.C.: Un elemento interessante del tessuto narrativo è sicuramente l’intreccio di avvenimenti e luoghi storici realmente esistiti con le caratteristiche tipiche della fantasy novel. Quanta verità e quanta finzione è presente nel tuo libro? S.M.: Cinquanta e cinquanta. La realtà la sfrutto sempre molto volentieri perché a volte riesce ad essere più fantasiosa della fantasia stessa. In poche parole, cerco degli avvenimenti storici realmente accaduti, ma non del tutto chiari e provo a spiegarli a modo mio. E’ un po’ come completare un puzzle al quale mancano diversi mattoncini inserendo nei posti vuoti dei tasselli creati appositamente. Naturalmente questo avviene sia per gli avvenimenti sia per i personaggi. S.C.: Sappiamo anche che il tuo libro è stato in grado di superare i confini nazionali, approdando prima in Grecia e presto nei principali mercati di lingua anglosassone. Quali sono ora le tue aspettative? S.M.: Ho imparato che è inutile avere delle aspettative perché, specialmente quando si tratta di editoria, solitamente le cose vanno in modo diverso da come ci si aspetta. Diciamo che ho delle speranze, come penso tutti gli scrittori: che il libro piaccia e che sempre più ragazzi lo leggano. S.C.: Abbiamo parlato del passato e della tua attività presente. Concludiamo ora con la parte relativa al futuro. Cosa possiamo aspettarci dalla tua produzione letteraria nei prossimi anni? Quali progetti hai nel cassetto? S.M.: Ho in progetto un nuovo libro; una storia che mi gira per la testa già da un po’ di tempo e che a breve, terminati gli impegni attuali, finalmente potrò iniziare a scrivere. Si tratta di un giallo che avrà come protagonista una cane. Attenzione però, questo lo dico subito: non avrà nulla a che fare con Rex. La storia sarà molto... curiosa. Marketingeditoriale.com ringrazia Sergio Marchi per la sua gentile disponibilità ed invita i propri lettori a visitare il sito http://marchisergio.blogspot.com/ A cura di Stefano Calicchio - Marketingeditoriale.com
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