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| Francesco Angelo Lanza Curatore di corti stagione 1 |
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“Corti – Stagione 1” è un’antologia pubblicata da Edizioni XII, composta da 55 racconti dannatamente brevi firmati da Luigi Acerbi, Stefano Sampietro, Davide Cassia, Simone Corà, Massimo Vassallo, Giordano Efrodini, Fabrizio Cornelli, Daniele Bonfanti.
![]() Il vicolo è buio, bidoni dell’immondizia rovesciati, pozzanghere e bottiglie rotte. Brutto posto per un appuntamento. Da lontano scorgo una sagoma nella nebbiolina della notte: è Francesco A. Lanza, autore e curatore dell’antologia “I Corti”, pubblicata da Edizioni XII. Sta aspettando me.
Quando gli sono di fronte, mi scruta alzando un sopracciglio, non dice una parola e apre una porta di metallo alle sue spalle. Odore di sudore. Rumore di pugni. Una palestra di boxe. Ed è qui che lo intervisterò, tra cazzotti, paradenti e sangue. Francesco prende due sgabelli, ci accomodiamo e mi fa cenno di cominciare. Come è nata l’idea dei Corti? I Corti sono nati da un’idea breve, semplice, folgorante: raccogliere un gruppo di scrittori che stessero al gioco e scrivessero racconti in assoluta libertà creativa, ma costretti a rispettare lunghezze insolite per un racconto: 200, 600 e 1800 caratteri. Una bella sfida. Nata da un gioco. I Corti hanno “pesi” diversi, come nella boxe. Pensi che la scrittura sia un ring?
La scrittura è uno strumento. Come qualsiasi strumento, può essere usato bene o male. I Corti sono nati come un esercizio di stile, un allenamento. Quando un pugile si allena, porta all’estremo la sua fatica, si costringe a sopportare sforzi e privazioni terribili, per arrivare alla sfida preparato a qualsiasi evenienza. Così avevo immaginato gli scrittori, solitamente assillati da altri problemi, allenarsi con questi piccoli pesi. Far stare una storia in 200 caratteri è possibile, ma complicato: ci vuole un’idea forte. Per farla stare in 600 ci vuole mestiere e sangue freddo. Per farla stare in 1800, tanta pazienza e voglia di mettere in discussione il proprio stile. Come nella boxe, serve disciplina e autocontrollo. Un esercizio che è diventato un’antologia, grazie all’assoluto valore “atletico” dei partecipanti. Si dice che per fare gli scrittori bisogna essere innanzitutto dei lettori: quale libro ti ha mandato al tappeto? La zia Julia e lo scribacchino, di Mario Vergas Llosa. … E con quale hai gettato la spugna? Come scrive Daniel Pennac: “Non è certo colpa di Thomas Mann se non sono riuscito ad arrivare in cima alla sua Montagna Incantata”. Ecco. Parlando di miti: chi sono il Mike Tyson e il Cassius Clay della letteratura per te? Mike Tyson è stato il più grande picchiatore. Non aveva una tecnica spaventosa, ma aveva una potenza immensa. Se dovessi fare un parallelo nella scrittura, direi Isaac Asimov. Cassius Clay è stato il più grande di tutti, un massimo che si muoveva con l’agilità di un medio. Potente e rapido. Veloce come una farfalla e pungente come un’ape, diceva di se stesso. È veramente difficile trovare uno scrittore che sia completo, come lo è stato Mohammed Ali nella boxe. Rischierò il dissenso dei miei amici scrittori. Non nominerò un autore di narrativa, ma un reporter: Ryszard Kapuscinski. I suoi libri sono assolutamente tridimensionali. Senti i sapori, gli odori dei posti che ti racconta. E nonostante non raccontasse storie di fantasia, è talmente magico da far apparire magiche le cose che scrive. La letteratura è innanzitutto magia su carta. La boxe non è uno sport “da signorine”, ma secondo te ci sono donne che sanno scrivere “per tutti”? La boxe è una sport da signorine eccome. Ci sono boxeur bravissime. Inoltre, la boxe è uno sport di disciplina, come dicevamo sopra, di autocontrollo. Si fa distinzione tra uomini e donne solo a causa della forza fisica, ma nella letteratura non è così: i muscoli e il cervello sono indipendenti dal sesso. Ci sono molte scrittrici che adoro ma su tutte cito Virginia Woolf ed Elsa Morante. Ci sarà una seconda edizione di Corti? Stesse categorie di peso? Stessi autori? Ci sarà un’edizione dei Corti ogni anno, se tutto va bene. Non è detto che ci siano le stesse identiche categorie di peso, magari la prossima volta le sfide potrebbero essere diverse, e sicuramente ci saranno nuovi autori: oramai sul forum di XII siamo ogni giorno di più. Domanda cattiva come sono cattivi i Corti: quale autore dei Corti sfideresti in un incontro? Con la speranza di vincere e urlare: “Sono il Re del Mondo!” ovviamente… Santa madre, non vorrei trovare sulla mia strada nessuno di quegli otto brutti ceffi! Sono cattivi, sanguinari, violenti, senza scrupoli, ma soprattutto sono troppo bravi. Diciamo che al massimo, da buon Jolly quale sono, posso cercare di distrarli saltellando, facendo giochetti, due capriole e magari cercare di fottere più portafogli possibile. Come si vede il mondo dall'interno di un forno? Come dico nell’introduzione dell’antologia, da piccolo mi capitò di rimanere intrappolato in un forno. Che ovviamente assunse le sembianze di un mostro, così come le tre “lunghezze” sono state piccole pance di piccoli mostri per gli scrittori dei Corti. Da dentro un forno non si vede un cazzo di niente! Per questo sei costretto a immaginarti le cose. Quiz. Chi ha detto: “Ho boxato con Sugar Ray così tante volte che non so come mai non ho il diabete”? (se non sai questa ti tolgo il saluto!) Jack La Motta. Peso Medio. Se fosse un racconto, sarebbe un 600 caratteri di quelli controversi, geniali e divertenti, ma allo stesso tempo violenti e che ti fanno un po' di ribrezzo Francesco si alza e si avvia alla porta. Lo seguo. Sangue, sudore, pugni. Un paio di ragazzi lo salutano, un uomo anziano, piccolo e grasso, ci osserva. Butta la sigaretta e la schiaccia con il piede, ha il naso storto, di quelli che son stati pestati per benino. “Stava per diventare campione del mondo" dice Francesco “Si chiama il Corto”. E sparisce nel buio. Intervista raccolta da Elena Lo Muzio. Corti – Stagione 1
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