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Italiani in fila di Marco Managò | Italiani in fila di Marco Managò |
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Una fredda successione di individui, nell’attesa di ottenere qualcosa. E’ la fila.
Un un fenomeno ancestrale, riconducibile alle prime forme di vista esistenti sul pianeta terra, a cui Marco Managò, ufficiale di marina in congedo, ha dedicato un saggio. Dal titolo, Italiani in Fila (edito da Serarcangeli).
La fila è un ambiguo fenomeno sociale che possiede tutte le caratteristiche delle umane debolezze- fa capire l’autore- Ed è catalizzatore di insoddisfazioni. Presente in ogni collettività umana è lo specchio fedele del livello educativo raggiunto in una società. Nota per il disagio che provoca, individuale e collettivo, la fila rifugge da qualsiasi tentativo di annullamento.
“Talvolta- si legge nel libro- la fila diventa il simbolo di ben altri istituti ben più deprecabili: è il caso dell’esercito dei raccomandati, che sfruttando conoscenze di persone più o meno influenti, tentano di scavalcare l’ordine naturale degli aspiranti a una poltrona o di quella massa che in nome del prestigio sociale e del potere è indotta ad omaggiare con falsa adulazione i vincitori di turno, pur di conquistare un posto in prima fila. Non mancano poi i casi in cui la fila è il frutto di comportamenti standardizzati, adottati dal volgo in risposta ad eventi organizzati ad hoc per riscuotere il consenso e il plauso di un vasto pubblico, che puntualmente non manca di soddisfare le più ottimistiche previsioni. Ecco allora che il trovarsi in coda cessa di essere una maledizione e diventa il prezzo pagato senza recriminazioni per non restare fuori dalla cerchia dei più e poter dire infine il solito c’ero anch’io”.
Insomma, la fila in tutte le sue manifestazioni è una presenza radicata nella vita dell’uomo da ogni tempo e luogo. Diverso il discorso, quando la fila viene evocata come sinonimo di inefficienza e disservizio: in tal senso, infatti, non è pi§ un fenomeno universale, ma solo made in Italy.
“L’esperienza di molti Paesi civilizzati- si legge nella Prefazione- ci insegna come al di fuori dei nostri confini nazionali la fila sia sempre rispettata senza lagnanze”. Nel Belpaese è vista come un disagio, amplificata dall’ansia di un’attesa apparentemente interminabile che la frenesia della società moderna ha etichettato come nemica da cui fuggire ad ogni costo”.
Interessante il paragrafo sulla fila negli altri Paesi. Sembra che la Germania costituisca un valido esempio di organizzazione, snellimento e rispetto delle code. L’Inghilterra, comunque, rappresenta uno degli esempi più decorosi di rispetto della fila.
Nel saggio si affrontano anche altri aspetti: la paura della fila, la fila alla posta, la fila pubblica, le file automobilistiche, la fila per nascere. Come diceva Rainer Maria Rilke, riportato nel libro, “nasciamo, per cosi dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente”.
“La fila- continua Managò- ci omologa, ci unisce e realizza l’unica vera uguaglianza umana. La fila, subdola nemica dei tempi moderni, si è insinuata come un magma nelle nostre menti e nel nostro fisico, sino a simboleggiare l’eguaglianza livellatrice, come la morte. Da far venire in mente ‘A Livella di Totò”.
Ma cosa fare per evitarla? Qualche spunto si trova nel gradevole libro. Del resto, è davvero eccessivo il tempo che si impiega nella propria vita a fare la coda. Addirittura, si legge nel libro “Si stima che per un comune cittadino di una qualsiasi provincia italiana, compresa la grande metropoli, almeno un quarto della propria vita si trascorra in fila”. In attesa dell’avvento di macchine elimina code, afferma lo scrittore: “Rassegnazione dunque, dinanzi a tale manifestazione sociale, con la speranza che l’inventiva e la tecnologia umana, applicate con razionalità, avulse dal dominio della fretta e dello stress, possano sensibilmente ridurre il gravame e rivalutare il senso dell’attesa”.
E allora non resta che gustarsi una celebre frase di Gustave Flaubert, citata dall’autore, a conclusione del libro: “Le persone leggere e limitate, gli spiriti presuntuosi ed entusiasti vogliono in ogni cosa una conclusione, cercano lo scopo della vita e le dimensioni dell’infinito”.
Cinzia Ficco
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