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Marco Modugno - Trilogia di Cochrane | Marco Modugno - Trilogia di Cochrane |
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Marketingeditoriale.com intervista Marco Modugno, autore della saga di Jade, di quella di Cochrane e del gioco di ruolo Metropoli. Marco, per prima cosa grazie per aver accettato la nostra proposta d’intervista, ti diamo con piacere il benvenuto sul nostro sito! Partiamo dal tuo rapporto con la fantascienza e con il fantasy… come lo descriveresti? Disincantato. A parte la passione condivisa con gran parte della mia generazione per le saghe di Star Wars e Star Trek (ad esclusione della Serie Classica, decisamente troppo retrò per i miei gusti), non ho mai amato particolarmente il genere, con l’eccezione di qualche buon romanzo di Heinlein, Starship Troopers e Cadetti dello spazio in primis, dei quali apprezzavo l’ambientazione militare. Mi annoia, invece, la space opera filosofica con poca azione e molti sproloqui sociologici, alla Asimov. Preferisco decisamente il fantasy ma anche lì, a parte l’amato Tolkien, letto e riletto in ogni sua opera, e il sempre meno in vena Terry Brooks, sono pochi i romanzi fantasy che mi abbiano stimolato ad una seconda lettura. Ultimamente ho trovato non male la trilogia degli orchi di Nicholls e quella dell’Abhorsen di Garth Nix, refoli di fresca innovazione in un settore che campa immeritatamente di rendita post-tolkieniana, a botte di canovacci new age sempre più triti e ritriti. Possibile che in un mondo pieno di spade, asce, cariche di cavalleria e mostri sanguinari non ci sia qualcuno capace di raccontare un po’ di vera azione, scevra da fronzoli bucolici e filosofeggianti? Secondo te internet sta cambiando il modo di scrivere di fantascienza e fantasy? Se sì in che modo? Non so se sia merito di Internet, o solo dei gusti che cambiano, ma credo che esistano spazi per una fantascienza maggiormente di consumo, meno pomposa e autocelebrativa, in cui si coniughino ritmi d’azione cinematografici con ambientazioni credibili e immediate. Con questa idea in mente ho immaginato il mio ciclo di Cochrane, narrato con uno stile volutamente crudo, giornalistico, che tenga il lettore aggrappato fino all’ultima pagina (o perlomeno ci provi) e faccia provare la sensazione di vivere in prima persona l’azione interpretata dai personaggi, come in un film o in un videogioco. Per il ciclo fantasy di Jade, invece, sono partito dall’azione sword & sorcery del Conan di Howard o del Kane di Wagner, da me interpretata in chiave ancor più cruda e brutale, piuttosto che favoleggiare di nenie elfiche e atmosfere new age, tanto di moda, oggi, negli autori contemporanei del dopo Tolkien. Che opinione hai della fantascienza o del fantasy moderno? Si scrive ancora una buona fantascienza o fantasy, in giro per il mondo? Quel che viene scritto di buono, viene spesso destinato direttamente a diventare sceneggiatura per il cinema d’azione hollywoodiano. Penso all’ottimo ma misconosciuto “Serenity”, un film sci-fi bellissimo che consiglio a tutti per la sua originalità. Manca invece, specie in Italia dove leggere è sinonimo spesso di essere un “secchione” o un “intellettuale”, una scuola letteraria che scriva di fantascienza, e lo stesso vale per il fantasy o per il mystery, per il solo gusto d’intrattenere, senza dover per forza tentare d’insegnare qualcosa, o fornire al lettore delle morali edificanti quanto personali e spesso legate alla moda politica del momento. Qualche segno di disgelo arriva dalla pubblicazione delle trilogie del Mondo Emerso di Licia Troisi. Pur trovando qualche esagerazione per eccesso in certe critiche osannanti, trovare una scrittrice italiana giovanissima accanto alle solite pile degli scrittori anglosassoni di best seller nelle librerie è senza dubbio un fenomeno incoraggiante. Magari venisse un Federico Moccia del fantasy o della fantascienza italiana! Quali sono i migliori risvolti utili – pratici che la fantascienza può portare nella vita delle persone? Aldilà della tecnofilia, cioè dell’amore per i nuovi ritrovati tecnologici, che molti autori di fantascienza sembrano promuovere, credo che la sci-fi debba avere come scopo, così come ogni altro genere letterario romanzistico, quello di divertire il lettore, distogliendo la sua attenzione, per qualche ora, da una routine quotidiana spesso noiosa e facendo compiere alla sua fantasia voli il più possibile movimentati e piacevoli. Come è nato nella tua immaginazione il protagonista dei tuoi libri, il sergente Maggiore Cochrane? Ben Cochrane nasce sicuramente dal mio interesse, professionale e amatoriale, per il mondo delle forze armate e dalla mia breve esperienza “embedded” al seguito della fanteria, aviotrasportata e di marina, in occasione di esercitazioni ed operazioni sul campo. Il suo carattere arcigno e disincantato, tenace ed eroico, somiglia a quello di molti sottufficiali anziani, reali o inventati dalla fiction letteraria e cinematografica, che non faticheranno a riconoscersi nel suo frasario e nel suo modo di fare. Ogni personaggio, comunque, parte da un’immagine visiva di una persona da me conosciuta, che si tratti di un amico, come quello che ha ispirato anche nel nome l’ingegnere Chip Simon, o di un personaggio famoso (Charlize Theron, a mio giudizio, sarebbe una Deborah Tanner quasi perfetta). Un giorno o l’altro mi piacerebbe pubblicare sul mio sito un elenco di attori o personaggi reali che hanno ispirato i protagonisti dei miei libri, per consentire anche ai miei lettori un immediato transfert visivo. Oltre a scrivere libri, sei anche autore di un gioco di ruolo, Metropoli. Ci racconti di cosa si tratta? Metropoli, scritto nel 1994 e completamente rivisto e rieditato tra il 2002 e il 2006, è stato scritto per riempire un “buco” nella varietà pressoché infinita di regolamenti di gioco di ruolo esistenti, dei quali sono collezionista appassionato. Pur avendo immaginato universi fantastici, ambientazioni storiche o scenari horror o soprannaturali assai efficaci, infatti, nessuno sviluppatore ha mai osato avventurarsi nella vita di tutti i giorni, creando un regolamento che permettesse al giocatore, senza spostarsi dalla sua città, d’interpretare semplicemente una versione alternativa e catartica di se stesso, in una dimensione realistica dove però i personaggi sono chiamati non già alla timbratura quotidiana di noiosi cartellini, ma alla risoluzione di avventure che, forse, ciascuno di noi ha almeno una volta sognato ad occhi aperti. Ecco allora che l’impiegato può interpretare un esoterista che di giorno fa il cartomante e di notte tenta misteriosi rituali magici, mentre la studentessa casa e chiesa può diventare un’accanita no-global, che trascorre la sua vita tra un centro sociale e una manifestazione. Malattie, droghe, combattimento con armi e senza, tre tipi di poteri soprannaturali (immaginati senza scadere nel fantasy o nel miracolistico), veicoli e due avventure complete, ambientate a Roma, costituiscono il volume, che contiene tutto quello che occorre per giocare, a parte due dadi 10 facce, carta e matita. Marco, un aneddoto curioso sui tuoi libri? Tutto nasce da una lettera d’amore. Nel 1996, all’indomani della dolorosa chiusura di un rapporto affettivo, mi ritrovai a scrivere alla mia ex una lettera sotto forma di racconto. Nella storia, impersonavo un principe mercenario, disposto anche all’estremo sacrificio pur di riconquistare la terra amata, stregata da un perfido incantesimo. Il racconto prevedeva due finali alternativi, uno lieto e uno drammatico, che lei avrebbe dovuto scegliere per comunicarmi la sua decisione. E’ finita che i due finali sono andati perduti, che il racconto, con un terzo finale riscritto di sana pianta è diventato “Sangue nell’erica”, prologo delle vicende di Jade ed introduzione del personaggio di Merkon, sempre meno autobiografico. E che ho finito, anni dopo, per sposare (felicemente) un’altra! La rabbia per quel distacco è percepibile ancora nel primo romanzo di Jade, a tratti brutale, per poi diluirsi fino a scomparire nei due libri successivi della trilogia. Una domanda sul marketing: una volta pubblicati i tuoi libri su Lulu.com, che azioni hai intrapreso per promuoverlo? Dopo anni di distribuzione gratuita tramite il mio sito Internet, ho intrapreso da poco la distribuzione a pagamento, previa un’approfondita rivisitazione di tutte le mie opere, che presto saranno di nuovo tutte disponibili su Lulu. L’attività sul forum di Lulu e su altri, i contatti email con amici e conoscenti, generando effetti cascata sulle loro liste d’indirizzi, il rilascio d’interviste e sinossi dei libri su diversi siti promozionali, sono solo i primi passi. Non sono un professionista né mi propongo di vivere di scrittura, bene conoscendo la realtà italiana. Ma non voglio nemmeno porre limiti alla Provvidenza, né alle vie del marketing che potrei ancora voler intraprendere. Che tipo di rapporto hai instaurato con i tuoi lettori? In anni di distribuzione dei libri via Internet, a titolo gratuito, ho potuto raccogliere plausi ed incoraggiamenti a continuare in gran parte immeritati. I romanzi, allora, erano ancora acerbi e solo dopo l’ultima correzione resa necessaria dalla pubblicazione a pagamento su Lulu riesco finalmente ad esserne soddisfatto anch’io. Ho il massimo rispetto, infatti, di chi paga per leggermi ed è prioritario, per me, fornire un prodotto ben confezionato. Il mio più grande riconoscimento è sapere di aver intrattenuto e divertito i miei lettori. Quantomeno la metà di quello che è piaciuto a me scrivere quello che stanno leggendo. Progetti per il futuro? Il terzo romanzo del ciclo di Cochrane è in avanzato stadio di stesura. Una volta terminata la correzione e pubblicazione su Lulu del secondo e terzo romanzo di Jade, intendo portarlo a termine. Poi potrei dedicarmi ad una storia mystery d’azione contemporanea che ho in testa da parecchio. Il tuo libro preferito ed il tuo film preferito? “Il signore degli anelli” di J.R.R. Tolkien e “La Passione di Cristo” di Mel Gibson. Se dovessi dare un consiglio ad un autore inedito che si accinge a pubblicare il suo primo libro, cosa gli diresti? Gliene darei due. Il primo è scontato. Scriva innanzitutto per se stesso di qualcosa che ama. La passione, nell’arte, è un veicolo formidabile verso l’obiettivo, irraggiungibile peraltro, della perfezione. Poi si rilegga anche mille volte. Usare correttamente la grammatica, la sintassi, la consecutio dei verbi, la punteggiatura, non è cosa che spesso si riesce ad imparare a scuola, specie oggi giorno. Bisogna leggere altri autori e rileggersi tantissimo. Ed essere sempre critici verso noi stessi, ricorreggendo più e più volte ciò che si è scritto prima di pubblicare. Il lettore merita il nostro rispetto. Grazie a Marco Modugno per la sua disponibilità. |
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