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Ian Delacroix - Raccolta Abbatoir PDF Stampa E-mail
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Ian Delacroix ha appena pubblicato la raccolta Abattoir con la Casa Editrice XII.
Abbiamo deciso di scostare le tende del suo universo nero per intervistarlo.

Chi è Ian Delacroix?

Non credo si possa racchiudere la complessità di una persona in poche righe. Io non ci riesco, per lo meno.

Perché hai deciso di dedicarti alla narrativa horror?

Perché il sole sorge ogni mattina?
Perché il fuoco brucia?
Una persona molto più saggia di me ha detto che tutte le storie, se non vengono interrotte prima, finiscono con la morte.
Non c’è niente di più vero.
Spesso chi narra una storia si arresta prima di svelarci il lato oscuro della stessa, ma anche il Principe e la Principessa che ‘vissero felici e contenti’, alla fine sono morti.

Quando hai cominciato a dedicarti seriamente alla scrittura?

Seriamente?
La vita non è mai seria ma è solo una grande presa in giro. Perché dovrei essere serio io di fronte a questo immenso circo?
Il primo racconto di cui ho memoria l’ ho scritto di getto a sedici anni, guardando la luce di lampioni d’inverno. Ho sempre amato i lampioni nelle notte invernali.
Il racconto si chiamava ‘Il Viale’ e narrava le gesta di tre amici che tornavano ubriachi da una festa; il viale, che era un’entità viva, li reclamava.
Conservo ancora quello scritto (una delle poche cose del passato che non ho buttato via).
È illeggibile ovviamente, e credo che non permetterò mai a occhi umani di posarvisi sopra.
È stato attorno ai vent’anni che la scrittura è diventata un’esigenza. Troppo pressante per essere ignorata. C’erano cose, situazioni, personaggi, che bussavano violentemente nel mio cranio, se non volevo impazzire, dovevo dar loro retta.

Come nascono le idee per tue storie?

Da incubi il più delle volte.
Faccio sempre sogni neri la notte, ma solo quelli meno cupi diventano racconti.
I peggiori sono irrappresentabili.
Altre volte sono sufficienti un’immagine o una sensazione, che poi si tramutano naturalmente in idea e trama.
Sono molto ‘visivo’ come narratore. Vedo le immagini prima di scriverle. Non a caso curo sempre l’immagine di copertina dei miei libri; e ultimamente sento sempre più l’esigenza di realizzare una graphic novel, per accompagnare una rappresentazione al testo.

Per chi scrive Ian Delacroix?

Un tempo, quando mi ponevo questa domanda, trovavo solo il nero. In realtà la risposta è molto semplice: per i miei personaggi.
Se non mi prendo cura io di loro, chi ci pensa?
(anche se poi sono spesso stato accusato di trattarli male, visto la fine che fanno).

Quanto tempo dedichi alla scrittura in un giorno?

Tanto.
Ma è una necessità fisiologica oltre che un piacere.

Quali sono i libri che consiglieresti di leggere a una persona, e a uno scrittore in particolare?

Non esistono libri imprescindibili.

Cosa farebbe Ian Delacroix se non fosse stato rapito dalla scrittura?

Il clochard.

Il clochard?

Sì. Il barbone. Il senzatetto. Il vagabondo.
Rigorosamente dandy.

Qual è la reazione dei lettori ad Abattoir?

Ti dico qual è stata la mia, di reazione: incredulità.
Il libro è uscito da appena un mese e già diverse persone mi hanno contattato in privato per rilasciarmi le loro impressioni.
Non mi aspettavo niente del genere.
Un’unica persona ha espresso un parere non del tutto positivo, ma per il contenuto e un’evoluzione nella mia scrittura che non soddisfa le sue aspettative, non per lo stile.
Sono quasi contento di questa nota stonata, tutto questo consenso attorno ad Abattoir è quasi innaturale.

(Intervista raccolta da Riccardo Rossi)

Opere pubblicate da Ian Delacroix con XII:
Abattoir - raccolta di racconti, 2007
Tarot Ludus Hermeticus - raccolta del gruppo XII, 2007 (coautore)

Altre opere:
(De)Composizione di Viole - raccolta di racconti, Lulu, 2007
Epifanie - raccolta di racconti, Lulu, 2007
Erato Svelata - raccolta di poesie - Autoproduzione Melancolie, 2004

Biografia di Ian Delacroix:
http://www.xii-online.com/delacroix





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