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In tempi di Crisi è caccia al talento Rosa PDF Stampa E-mail
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Secondo uno studio di Paola Profeta, docente alla Bocconi di Milano

Sapevate che le donne sono più richieste dal mercato del lavoro in tempi di crisi? Sebbene siano meno competitive degli uomini? E’ successo anche negli Stati Uniti, in piena crisi finanziaria.

Ce lo conferma Paola Profeta, docente all’Università Bocconi di Milano che, con Alessandra Casarico, ha redatto uno studio sul talento sprecato delle donne italiane.

Qual è il dato fondamentale del vostro studio?

Un ambiente istituzionale (servizi all'infanzia, sgravi fiscali per le donne lavoratrici ecc.) e culturale favorevole alla donna lavoratrice può avere effetti benefici sull'istruzione femminile, sull'occupazione delle donne, anche quelle istruite, e sulla crescita economica del nostro paese.

Perché parla di talento femminile sprecato?

Perché le donne sono ormai istruite tanto quanto gli uomini e hanno le competenze per avere successo nel mondo del lavoro al pari degli uomini, ma purtroppo non riescono ad affermarsi. Non solo le donne meno istruite fanno fatica a lavorare, ma anche quelle con titoli di studio superiori/universitari spesso decidono di abbandonare il lavoro perché il costo di cura dei figli è troppo elevato.
 

La motivazione?

Questo dipende dall'assenza di supporto delle istituzioni, dei partner uomini e delle imprese, che bloccano le carriere femminili in presenza di maternità. Quando le competenze non sono sfruttate e non danno risultati sul mercato del lavoro si tratta di uno spreco enorme.

Dunque, colpa delle istituzioni poco attente alle politiche familiari e di una cultura poco aperta a favorire e promuovere il lavoro femminile, cultura ancora molto diffusa sia nella società sia nelle imprese.

A sentire Rosanna Massarenti, direttore di Altroconsumo saremmo noi donne a non farci valere. Avremmo un rapporto ambiguo col denaro. Ci sacrificheremmo troppo, rinunciando anche a possibilità di carriera. Insomma, remeremmo contro noi stesse. E' d'accordo?

Non del tutto. Alcuni studi dimostrano che le donne sono meno competitive degli uomini, soprattutto in contesti misti, è vero. Ma hanno anche altre caratteristiche che possono favorire la leadership, quali una migliore gestione dei rapporti interpersonali, o la capacità di risolvere le situazioni e trovare sempre una soluzione anche nei casi più difficili. Quest'ultimo aspetto per esempio è venuto fuori molto durante la crisi economica, anche negli Stati uniti, dove sembra che le donne siano più ricercate degli uomini in questo momento di crisi. Inoltre la minore attitudine a competere potrebbe facilmente essere compensata da un sistema di aperta uguaglianza: se le donne sanno che hanno chance, allora si allarga il gruppo di quelle che sono disposte a competere. Spesso gli atteggiamenti di rinuncia sono una risposta alla constatazione che è impossibile arrivare in alto, che nessuna ci è riuscita, che gli ostacoli sono talmente tanti e non ne vale la pena.

In quali settori si spreca il talento femminile? Più al Sud che al Nord?

Nelle imprese, nelle professioni, anche nella scienza, nel privato e nel pubblico. Non necessariamente più al Sud che al Nord. La differenza geografica è molto forte nell'accesso al lavoro (al nord lavora circa il 57% delle donne, al sud solo il 31%), ma nelle progressioni di carriera i problemi sono simili.

Le donne poco valorizzate abbandonano il mondo del lavoro oppure si rassegnano con la conseguenza che lo spreco di talenti aumenta e si perpetua.
 
L'Italia sta messa peggio di altre nazioni?

Si, perché per esempio in Svezia e Danimarca  la percentuale di donne con istruzione superiore occupate supera il 75%, mentre in Italia e in Spagna  sono il 65% e il 61%.

Cosa pensa della proposta dell'onorevole Lella Golfo? La presidente della Fondazione Bellisario vuole che venga garantita la parità di accesso alle cariche direttive delle società quotate in Borsa. Si tratta non di una legge nuova, ma di una modifica al testo unico della finanza.

Sono d'accordo. Credo che in questo momento si dovrebbe andare anche un pò oltre e avere una rappresentanza femminile minima nei cda (consigli di amministrazione) delle quotate obbligatoria. Dato il livello attuale dell'Italia è necessario fare qualcosa di forte, anche se non necessariamente permanente. Avrebbe anche degli effetti incentivanti notevoli (come si diceva prima) che potrebbero alla fine annullare i costi.

Quali misure dovrebbe assumere il Governo italiano per non sciupare il talento femminile?

Servizi alla prima infanzia più diffusi, sgravi fiscali per le donne lavoratrici, congedi di paternità obbligatori. Queste politiche agirebbero sui costi del lavoro di cura, che attualmente in Italia ricade prevalentemente sulla donna, e sulla cultura dominante.

CinziaFicco
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Per gentile concessione di Cinzia Ficco. Il seguente articolo è di proprietà dell'autrice e non può essere riprodotto senza il suo esplicito consenso. 

 




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